Se accanto a me ci fossi stato ancora tu, probabilmente avresti capito cos’è che mi fa così male, e avresti lottato contro questo mostro, per me.
Quando ci siamo conosciuti, non ero proprio felice. Ma tu mi hai mostrato tutto ciò che c’è di bello al mondo.
Sei stato la mia luce, il mio sole, il mio tramonto rosso. Il mio “è”, nessuno “poteva essere”. Eri, tu eri.
E ora ti sei eclissato. Dalla mia realtà però, Andrea. Solo dalla realtà, perché nei sogni e nei pensieri ci sei sempre tu. Il mio E’.
Non riesco a reagire più.
Ti prego, corri a salvarmi. Io lo so che senti il bisogno di me, almeno come il lo sento di te. Di un tuo abbraccio.
Ti prego, dimentica lei. Che magari è anche una brava ragazza, ma non ti ama come lo faccio io. In un modo che neanche può essere quantificato, in un modo che fa male. Fa malissimo, altro che bene.
Sento il cuore battere e mi sento soffocare. Mi togli il respiro.
Ricordo tutte le volte che ci siamo visti e ancora ho stampato in testa il tuo sorriso.
“Ciao”, accennavi. E io con te facevo cadere ogni timidezza e correvo ad abbracciarti.
Ricordo come eri vestito, ricordo il tuo taglio di capelli che ho odiato, “Andrea ma i tuoi capelli sono belli lunghi” e ricordo che il mese dopo non li hai più tagliati.
Ricordo che non andavo a scuola per entrare nella tua. Ricordo la tua faccia quando ti ho fatto uscire dalla classe solo per un bacio, un piccolo saluto che per poco non mi costava una nota.
Sei stato il mio E’. Resterai sempre così, dentro di me.
Però torna ad esserlo in questo mondo che senza di te è diventato buio e triste.
Ci sono solo nuvole, anche il 21 maggio. E’ colpa tua. Sei tu che riscaldi il cielo, se ci sei. Solo se sei.
Però io ora sento solo la pioggia che batte sul vetro della finestra qui in camera, e intorno a me non c’è nessuno.